VALLANZASCA, GLI ANGELI DEL MALE voto: ★ ★ ★ ★
Il primo ricordo che mi viene in mente se penso a Vallanzasca è questo: mio padre, in gioventù un po' somigliante al famoso bandito della Comasca, mentre si fa la barba. Alla fine mostra orgoglioso un paio di baffetti biondi con gli angoli in giù a mia madre e le dice ridendo: vedi, sembro proprio Vallanzasca!
- il vero Renato Vallanzasca, la sua banda imperversò nel Nord Ovest per gran parte degli anni 70 e l'inizio dell'80.
Vallanzasca, Gli Angeli Del Male
REGIA: Michele Placido
SCENEGGIATURA: Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Antonio Leotti, Toni Trupia, Andrea Leanza, Antonella D'Agostino
ATTORI: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna, Paz Vega, Moritz Bleibtreu, Federica Vincenti, Lino Guanciale, Nicola Acunzo, Stefano Chiodaroli, Giorgio Careccia, Monica Barladeanu, Gerardo Amato, Paolo Mazzarelli, Lorenzo Gleijeses, Marica Gungui, Adriana De Guinn
TRAMA:
Renato, il bel Renee (come lo definiranno i giornali e le sue innumerevoli ammiratrici) nasce in provincia di Milano nel 1950. Gli viene imposto il cognome della mamma perché il padre è già sposato con figli (la legge sul divorzio viene votata nel 1970). Tutto sommato non ci sarebbero i presupposti per un futuro di criminalità, eppure già all'età di 8 anni Renato comincia a far parlare di se: insieme ad altri amichetti e uno dei fratelli che il padre ha avuto dal precedente rapporto, libera gli animali di un circo provocando il panico generale. Quella bravata gli costa l'allontanamento dai genitori. Viene affidato ad una zia che abita nel quartiere Giambellino e lì comincia a mettere su la sua banda di piccoli delinquenti.
Ma il fatto, per ammissione dello stesso Renee, che gli cambia la vita e forse lo spinge definitivamente sulla via della criminalità è l'omicidio del fratello. Da quel momento Vallanzasca rivela tutta la sua personalità carismatica a capo della banda della Comasina. Rapine, rapimenti, omicidi e soldi, molti soldi che girano per le loro tasche. Tuttavia c'è anche il rovescio della medaglia: arresti, detenzioni durissime (Placido mette l'accento sulla violenza che spesso i detenuti subiscono dalle guardie carcerarie), le lettere delle ammiratrici (ne sposerà una, Giuliana Brusa, nel 1979) e i tradimenti dei "fratelli" di banda. Fino all'ennesima evasione rocambolesca, nel 1987, dall'oblò del traghetto che lo stava portando in Sardegna.
Anche se la storia di Renato Vallanzasca non è finita il film stoppa l'immagine sul suo sorriso beffardo dopo aver pronunciato la storica frase al giovane carabiniere che l'aveva fermato per un normale controllo: Stasera hai fatto tredici. Sono Renato Vallanzasca!
- Kim Rossi Stewart è Renato Vallanzasca
Come per Romanzo Criminale, Michele Placido ha operato una ricostruzione della memoria storica popolare, con un taglio graffiante e incalzante. Proprio com'erano gli anni 70: graffianti ed incalzanti. Mentre nel film che raccontava la storia della Banda della Magliana Placido ha puntato soprattutto sul "gruppo", sull'iniziale coesione d'intenti dei membri della banda che poi finirono per combattersi l'uno con l'altro, in questo Angeli Del Male il fulcro è uno solo: Renato. La sua figura, forse un po' troppo romanzata (l'ha affermato anche lo stesso Vallanzasca) svetta su tutto: sugl'altri protagonisti, sulle forze dell'ordine che lo combatteranno per quasi due decenni tra rapine, sequestri, processi ed evasioni, emerge sul mondo di allora: i turbolenti e pericolosi Anni di Piombo.
Per capire Renato Vallanzasca occore inquadrarlo nel suo mondo e nel suo tempo. Michele Placido mette in evidenza la differenza profonda tra questo lombardo rappresentante di una "mala" che non c'è più e la nuova criminalità nascente, la Banda della Magliana. Anche se, forse, ne fa uso, Renato non vende droga, per esempio, a differenza di Dandi, Freddo e compagni. Due mondi: Roma e Milano, contemporanei ma distanti anni luce.
Rappresentativa una frase mentre la banda si accinge a portar via la vittima di un sequestro, alla moglie di costui dice: signora non si preoccupi, la prenda come una specie di protezione, pensi se finiva nelle mani dei sardi o dei calabresi. Anche nel mondo criminale Vallanzasca è un cane sciolto, non fa affari con la mafia e i suoi rapporti tempestosi con Francis Turatello (esponente della mafia in Lombardia) non sono tuttora molto chiari, sembrano essersi limitati alla stima fra banditi d'onore.
In ogni modo è un film che vale la pena di vedere, sia per quelli che hanno la mia età e sentivano parlare di lui al telegiornale, quelli che l'immaginavano come unaprimula rossa del nord Italia, sia per i più giovani, come spunto per approfondire il significato che certi personaggi hanno avuto nella storia degli "anni di piombo".
la scheda del film su wikipedia
articolo originale postato sul gruppo Amici del Cinema BELLO
articolo originale di misstremendina, potete copia-incollare ma per favore citate la fonte.
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sabato 22 gennaio 2011
sabato 15 gennaio 2011
L'omicidio della Dalia Nera - 1
Ogni omicidio merita una sola risposta: la verità
A Elisabeth Short, una ragazza di soli ventidue anni uccisa barbaramente più di mezzo secolo fa, questo diritto non è mai stato riconosciuto.
Se fossi Carlo Lucarelli direi: se questo fosse un film sarebbe un thriller mozzafiato con una protagonista uccisa barbaramente da una mente perversa e piena di odio per le donne. Ma la storia della Dalia Nera appassiona proprio perché non è un film, lo diventerà ma molti anni più tardi. Il 15 gennaio 1947 è solo il caso più sconcertante e macabro mai visto dagli investigatori Harry Hansen e Finis Brown.
Quella mattina la signora Betty Bersinger stava sbrigande delle faccende in compagnia del figlioletto di 3 anni. Camminando lungo il marciapiede il bambino indicò qualcosa che giaceva lungo il ciglio della strada. Mrs Bersinger gettò un’occhiata al rettangolo di terra ed erba pieno di sporcizia varia, le sembrò di vedere un manichino a grandezza naturale, come quelli che i negozi mettono in vetrina. Il manichino sembrava rotto perché era suddiviso in due pezzi, almeno così le sembrò. Guidata dalla curiosità s’avvicinò all’oggetto per verificare cosa fosse e gettò un urlo fortissimo. Immediatamente mise una mano sugli occhi del bambino e lo tirò via gridando e chiedendo aiuto. Corse a chiamare la polizia.
Quella mattina la signora Bersinger, disteso fra erba e sporcizia, tagliato esattamente a metà, come le due parti di un manichino, aveva visto il corpo nudo di una giovane donna. Il suo bel viso deturpato in modo beffardo e mostruoso da due tagli agli angoli della bocca. La signora Bersinger fu la prima testimone dell’omicidio più famoso, ancora insoluto, della storia della criminologia americana, l’omicidio della Dalia Nera.
Qui comincia la storia del caso di omicidio efferato più misterioso del XX secolo. Il caso della Dalia Nera. La storia della cameriera disoccupata di ventidue anni, chiamata post mortem anche la pin up di Los Angeles, ha ispirato decine di libri, siti Web, un videogioco e persino una swing band australiana, The Black Dahlia Murder.
Nata il 29 luglio 1924, ad Hyde Park (Massachussets) da Phoebe e Cleo Short, la piccola Elisabeth (secondo alcuni aveva anche un secondo nome, Ann) si trasferisce con la famiglia a Medford, sempre nel Massachussets (ndr: città famosa per la canzone natalizia Jingle Bells). Sappiamo poco della sua vita durante gli anni dell’infanzia tranne che nel 1929 il padre Cleo, a causa del tracollo finanziario che sconvolse tutto il Paese, scompare e molti credono si sia suicidato poiché la sua auto è ritrovata abbandonata vicino un ponte.
L’adolescente Elisabeth, da tutti chiamata Betty (ma a lei piaceva Beth), dimostra più della sua età, è bellissima e ricercata, incantano i suoi occhi di un azzurro trasparente, frequenta molto il cinema cittadino e presto decide che quella sarà la sua professione. Cresce con l’idea di diventare diva del cinema.
A sedici anni, soffrendo Beth d’asma bronchiale la madre la manda a Miami, con un clima migliore, dove la ragazza trova subito lavoro come cameriera. Nel frattempo suo padre, che non si è suicidato, le ha spedito una lettera dicendole che adesso vive a Vallejo in California (NdA: una delle contee, assieme ad Orange, che più tardi, negli anni 60, sarà tristemente famosa per gli omicidi del serial killer Zodiac). A diciannove anni Betty lascia l’Est per trasferirsi dal padre in California, ma la convivenza con il genitore non va avanti molto. Dopo qualche mese Cleo Short, come affermerà egli stesso dopo l’omicidio della figlia, la manda via perché la ritiene pigra e indolente.
Betty trova lavoro al Camp Cooke (ora Vandenberg Air Force Base), più tardi questo faciliterà la sua identificazione in quanto a Beth vengono prese le impronte digitali. Impronte che finiranno incluse nel database nazionale del Boreau, l’FBI. La foto del tesserino della base mostra una ragazza bellissima con capelli scuri decorati da un fiore bianco e labbra carnose, per non parlare degli occhi di un incredibile azzurro trasparente. Oltre al soprannome di Black Dahlia (la Dalia Nera) derivante, raccontano gli amici, dalla sua predilezione per gli abiti neri e dal fiore con il quale amava adornare i capelli scuri, i giornali la chiamarono anche Pin Un di Los Angeles, una delle tante ragazze arrivate nella città del cinema con la valigia piena di sogni ed illusioni. Una stellina da calendario, come lo fu anche Marylin.
Betty va a vivere a Santa Barbara, Los Angeles, sempre con l’idea di diventare attrice, ma viene arrestata per quella che anche allora era una sciocchezza: ancora minorenne viene trovata in possesso di alcolici, quindi rispedita a casa, a Medford. Non ci resisterà a lungo e passati pochi giorni torna in California sempre più decisa ad intraprendere la carriera cinematografica.
Negli anni che seguirono la vita di Beth si rifà al copione standard dell’aspirante stellina del cinema: provini (alcuni documentati), feste, conoscenze galanti con produttori e la frequentazione di tutto quel sottobosco di caratteri che gravitano ai margini del mondo dello spettacolo in ogni ambiente, in ogni tempo.
Una delle tante. Sarà l'omicidio a renderla immortale nell'immaginario collettivo. Sembra assurdo ma proprio per il fatto di essere morta in un modo atroce, da romanzo, ha fatto di lei una stella che brucia ancora, più di molte attrici vere che hanno attraversato gli schermi in quegli anni dell'immediato dopoguerra.
Ad un certo punto però Elisabeth, la bellissima stellina seguita da ogni sorta di corteggiatori, conosce un giovane pilota. I due giovani s'innamorano e decidono di sposarsi. Se la storia personale di Beth fosse andata in un altro modo oggi questo post non avrebbe ragione di esistere. Ma Elisabeth non varcherà mai la soglia di una chiesa insieme al suo pilota. Il giovane muore proprio durante l’ultima missione di guerra e non farà mai ritorno. Elisabeth rimane talmente scossa che comincia a viaggiare avanti ed indietro per il paese. Accompagnandosi con uomini sempre diversi, purché indossino una divisa.
Finirà la sua brevissima vita sul ciglio di una strada di un quartiere residenziale, buttata fra la spazzura come un manichino, tagliata a metà proprio come una bambola rotta. Non diventerà mai la protagonista di un film d'amore, sugli schermi o nella vita reale, perché un'altra sceneggiatura l'attende la notte del 15 gennaio 1947. Beth viene vista per l’ultima volta in vita al Biltmore Hotel, riferisce all’amica e compagna di stanza Lauren di avere un appuntamento con un gentiluomo e sparisce nella notte. Una settimana dopo la signora Betty Bersinger scopre il suo corpo straziato.
Ben cinquanta persone si auto accuseranno del suo omicidio.
autore: Kishanna - Misstremendina
Nel secondo post: gli uomini di Beth, i suoi ultimi giorni e l’omicidio, le indagini,
Nel terzo post: giornali e sospettati, le conclusioni , film e libri
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